Progetto UN PONTE ROSA
Fra i Progetti realizzati dalla rete SOUL si inserisce “Un Ponte Rosa”, gestito all’IRFI (Istituto Romano per la Formazione Imprenditoriale), in partenariato con l’Università La Sapienza e l’Università degli Studi Roma Tre, nel quadro del POR Lazio obiettivo 3, 2000-2006, per il Miglioramento delle condizioni di vita delle donne.
Il focus del progetto era concentrato sulle condizioni di occupazione e sulle aspirazioni professionali delle donne in ingresso/reingresso nel mercato del lavoro, con particolare riferimento al contesto territoriale della provincia di Roma.
“Ponte Rosa” è un progetto integrato mirato alla ricerca, analisi, sensibilizzazione e animazione territoriale a sostegno dell’inserimento lavorativo di donne, in particolare con figli o carichi di cura, che desiderano migliorare la propria condizione lavorativa, accedendo o rientrando nel mercato del lavoro, attraverso tirocini finalizzati al consolidamento di un rapporto di lavoro.
Il progetto si è avvalso anche del sostegno del Comitato per la promozione dell’Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Roma, della Consigliera di Parità della Provincia di Roma e dell’adesione e del supporto delle associazioni di categoria CNA, ACER e Federlazio.
La realizzazione dell’obbiettivo di “Miglioramento delle condizioni di vita delle donne attraverso l’attivazione di tirocini”, si è articolato in tre fasi, inserendosi in un percorso di conciliazione e integrazione uomo–donna che riguarda l’accesso al lavoro e che, al contempo, mira allo sviluppo di una coscienza di genere e alla diffusione tra tutti i portatori d’interessi delle politiche occupazionali e delle buone prassi, fino a coinvolgere tutte le forze produttive del territorio.
La prima fase dell’intervento è consistita in una ricerca sul campo finalizzata all’analisi delle condizioni di vita delle donne, con particolare attenzione alla loro presenza nel mercato del lavoro della Provincia di Roma. L’obiettivo della ricerca é stato quello di raccogliere e analizzare informazioni funzionali alla definizione delle caratteristiche, delle aspettative e dei bisogni sia delle donne, che nel territorio della Provincia vogliano migliorare la propria condizione professionale, sia delle imprese sul territorio, con particolare attenzione al fabbisogno di competenze espresso da queste ultime.
Allo sviluppo di tale azione hanno contribuito proprio le informazioni contenute nella banca dati della piattaforma telematica BLUS/SOUL, vale a dire i curricula e i dati relativi alle imprese.
Al termine di questa prima fase, è stato realizzato un report di ricerca che ha fornito un’analisi di tre diversi ambiti: le prospettive occupazionali ed i percorsi formativi preferiti dalle donne, i fabbisogni professionali delle aziende e i servizi di matching esistenti nella Provincia di Roma. Inoltre, è stata creata una banca dati contenente imprese, curricula e sistema di matching accessibili agli utenti grazie al supporto tecnologico fornito dalla piattaforma BLUS.
La seconda fase del progetto è stata orientata alla diffusione dei dati raccolti dalla ricerca e alla sensibilizzazione del territorio, un’azione determinante ai fini del coinvolgimento dei potenziali beneficiari diretti (imprese e donne che vogliono migliorare la propria condizione lavorativa), ma anche degli attori presenti sul territorio direttamente interessati dalla messa in pratica di azioni e politiche di pari opportunità (parti sociali, strutture per la formazione professionale, servizi per l’impiego, amministrazioni locali e imprese).
Per l’importanza dei suoi obiettivi, l’azione è stata affidata prevalentemente alle università, per la loro alta capacità di coinvolgimento soprattutto di quelle donne che vogliono migliorare la propria condizione lavorativa.
La terza e ultima fase è stata finalizzata a una attività di sostegno per l’inserimento o il reinserimento lavorativo di 50 donne, attraverso lo strumento del tirocinio. Sono state per questo contattate le aziende rappresentative dei “luoghi occupazionali” più dinamici nel comune di Roma e nella provincia. Si tratta di settori produttivi molto orientati ai servizi del terziario (informatica e tecnologie) e sulle nuove frontiere del quaternario (assistenza e cura alla persona), in linea con le esigenze di una grande metropoli che offre servizi alla sua vasta cittadinanza, non disponendo di importanti iniziative industriali.
Le attività di tirocinio sono state monitorate durante l’intero percorso – dall’ingresso in azienda fino all’auspicabile consolidamento del rapporto tra l’impresa e la tirocinante – mediante strumenti tesi a indagare le modalità di svolgimento del singolo tirocinio e il livello di efficacia del sistema proposto per l’incontro domanda/offerta di lavoro, per il particolare target oggetto dell’intervento, con l’intento di individuare eventuali margini di miglioramento e proporre la riproducibilità dell’intervento.
Lo strumento del tirocinio si è confermato a tutti gli effetti mezzo idoneo per chi ne usufruisce al fine di entrare o rientrare nel mondo del lavoro, mettersi alla prova con nuovi compiti e impegni, orientare o verificare le scelte professionali effettuate sulla base dell’esperienza fatta ed arricchire il proprio curriculum, acquisendo nuove competenze. Parallelamente, l'azienda, grazie a esso, ha avuto modo di conoscere potenziali collaboratori da inserire in futuro nel proprio organico avendoli già formati in modo specifico e secondo le proprie esigenze.
Le imprese coinvolte sono rimaste generalmente soddisfatte della iniziativa. Più del 43% di esse ha, infatti, ritenute le proprie aspettative del tutto soddisfatte, mentre il 46,7% ha affermato di essere rimasto abbastanza soddisfatto. L’aspettativa maggiore dichiarata dalle aziende è stata quella di trovare tirocinanti competenti e disposte ad apprendere (il 16,7% e il 10%) e di conoscere persone che fossero motivate all’inserimento professionale (il 6,7%). In oltre il 40% dei casi, dunque, tali aspettative sono state soddisfatte.
Riguardo alle tirocinanti, nel 30% dei casi, il curriculum si è dimostrato molto adeguato alle esigenze dell’azienda e abbastanza adeguato per il 53,3% delle imprese. Le donne tirocinanti sono state positivamente accolte in azienda e sono state apprezzate per le loro capacità professionali e di apprendimento. Tra l’altro, l’80% delle aziende conosceva lo strumento del tirocinio quale modalità per incontrare e mettere alla prova potenziali collaboratori. Le aziende hanno dichiarato, infine, che il 93,3% di esse ripeterebbe l’esperienza.
Dai dati emerge che le mansioni svolte dalle tirocinanti sono state prevalentemente di tipo amministrativo-segretariale e di assistenza alla persona e ciò deriva principalmente dalla tipologia delle aziende che hanno partecipato al progetto (molte cooperative sociali).
Tuttavia la breve durata del tirocinio non ha concesso a entrambe le parti di sviluppare una buona conoscenza reciproca, approfondendo nei tempi e nei modi più idonei le mansioni attribuite, acquisendo di conseguenza fiducia e competenze maggiori.
Le imprese che hanno partecipato al progetto “Un Ponte Rosa”, proprio per via di tale scelta, hanno dimostrato di essere sensibili a temi sociali, ma le Azioni Positive non sono ancora molto diffuse tra le piccole e medie imprese italiane che, anzi, dimostrano una certa reticenza nell’aiutare le donne nella conciliazione degli impegni familiari con quelli di lavoro. In molte aziende il congedo parentale resta ancora uno strumento poco utilizzato dagli uomini e la cultura dominante vede, nell’impegno totale in azienda, l’unico modello comportamentale vincente per fare carriera.
Il Progetto “Un Ponte Rosa” ha realizzato buone prassi, facendo incontrare domanda e offerta di lavoro e consentendo ad alcune lavoratrici un inserimento o un reinserimento nel mondo professionale.
Forse non tutte le tirocinanti hanno visto coincidere la propria formazione e le aspirazioni personali con il compito svolto, ma l’esperienza è stata valutata dalla grande maggioranza estremamente positiva. Talvolta, l’università o la scuola preparano solo marginalmente i giovani e le giovani all’impatto con il mondo del lavoro e, soprattutto, non prestano molta attenzione agli strumenti operativi della società della conoscenza o alle diverse modalità relazionali e di lavoro di gruppo con cui, giocoforza, ci si trova a fare i conti quando si entra a far parte di una azienda. L’esperienza e l’attitudine al project working sono stati il denominatore comune di tutte le esperienze di tirocinio per le cinquanta candidate del progetto.
I 50 tirocini di “Un Ponte Rosa” si sono rivelati, per quasi la totalità delle partecipanti, esperienze costruttive e auspicabili anche per il futuro. Un’esperienza positiva non solo per le tirocinanti, ma anche per le aziende, benché la cultura delle Pari Opportunità e l’organizzazione del lavoro in un’ottica di genere siano tematiche che devono ancora radicarsi in profondità nel tessuto sociale di Roma e della sua provincia.
Ciò nonostante, le aziende hanno messo fortemente in evidenza il bisogno di una maggiore promozione da parte delle istituzioni di quella cultura di genere che deve diventare substrato fertile per la crescita e lo sviluppo di “nuove donne” e di “nuovi uomini”, per costruire una società diversa e sempre più sensibile a tematiche importanti, quali l’accesso al lavoro e lo sviluppo di una coscienza di genere.
28/04/2008
